SchifanoiaStreeT

Tanto per avere un muro dove pisciare i pensieri……………………………………………………………. La vita dura dei blog al tempo di Facebook

Ci sono i belli, alti, con gli occhi neri o azzurri, le sopracciglia intense, i capelli fulvi, quelle spalle larghe chissà come ti abbraccerebbero, ci sono i ricchi, con l’auto interessante e la casa al mare, fanno l’aperitivo al lounge e l’alba in disco, si vestono bene, coi jeans che sottovuotano il culo e la mutanda ad affacciarsi sul confine del vedo-non vedo, ci sono i simpatici, hanno la battuta pronta, un bel sorriso, sanno sempre l’ultima e fanno ridere tutte le tue amiche, ci sono i fidanzati, quelli fedeli, con la sicurezza, le carezze, il dormire insieme, una puntina di noia magari ma l’amore forse è quello vero…

E poi ci sono io, io che non sono niente di tutto questo, che non avrei un solo motivo per distrarti un attimo dalla tua vita che va. Eppure lo senti anche tu, lo senti che quando parliamo noi non c’è una sola parola che butteresti via, anche il saluto più scontato potrebbe aprire mille porte invece di sparire nell’aria insieme al fiato che l’ha pronunciato.
Non capisci perchè
ma lo senti con gli occhi,
te lo leggo proprio lì.
Farai di tutto per non vederlo, ma non andrà via.

che continuiate ad essere tali, nonostante me
che ogniqualvolta ci incontreremo con lo sguardo ci ricorderemo di quello che abbiamo combinato insieme
che pazientiate ancora un pochino tanto
che tu ritorni presto in forma come tutti ti conoscono
che prima o poi riesca a ricambiarti almeno in parte di tutto quello che mi hai dato in questi anni
che, visto quant’è stata dolorosa la scelta che hai fatto, per lo meno ora tu sia felice
che tu sia ricordato come il secondo anno peggiore dopo quello della peste del 1348
che quei momenti in cui le nostre vite hanno vissuto accanto ci servano per i momenti in cui incontreremo altre persone importanti
che davvero non tu ci costringa a imbracciare i fucili
che, in prospettiva di come l’andrà a finire, il tuo compleanno serva a qualcosa
che tu vada a stroncartelo nella parte terminale dell’intestino
che prima o poi tu capisca quanto è stato importante, e la cosa non ti lasci indifferente
che tu non abbia preso una strada impossibile
che ogni tanto tu mi lasci anche studiare
che non ti scada il contratto Co.Co.Co. proprio stanotte
che almeno voi rimaniate saldi alle vostre radici
che nonostante tutto tu continui a scorrermi nelle vene in tutta la tua potenza come non hai smesso di fare mai
che cresciate a modino, senza far troppo casino, vi sistemiate per benino, troviate un bel lavorino, mettiate su famiglia, facciate dei bei bambini, che crescano a modino, senza… (loop)
che il nostro incontro significhi per te almeno il 4,5% di quello che significa per me
che siate sempre contenti della vostra scelta e non vi manchi mai la forza di darle ogni giorno il giusto valore

Vi voglio bene,
buon Natale e un 2009 migliore.

(soggetti sottintesi e sparsi: ai capelli superstiti, ai miei nipoti, alla Famiglia Manetti, ad una di Siena, a me stesso, a Vasco, agli amici lontani che non vedo da tempo, ai’Cristo, alla quarta figura, ai miei amici, alla squadra bicampione superolimpica mondiale degli Azzurri, alla Ministro Gelmini, a Babbo Natale, a Illore e alla futura Lora, a una fava, a Facebook, al 2008 che in un orecchio mi aveva sussurrato che sarebbe stato meglio del 2007, al teatro, alla gioia di vivere, alla crisi economica)

Grosseto è di gran lunga la città più brutta del mondo. Perchè? Semplice… partiamo da Marina di Grosseto: come può vicino a Grosseto esserci una località piacevole? Impossibile. Grosseto diffonde la sua bruttezza in tutto l’hinterland: è stata definita dall’Unione dei Geografi Americani, la più alta istituzione mondiale in questo campo, l’unica città dove "il mare un ce la fa", in senso generico. Tralasciamo il fatto che a Grosseto organizzano delle gare sportive dove se partecipi senza essere di Grosseto perdi per forza. E pure le mie amiche che ci stanno lo dicono, che Grosseto non è bella. A chi mi dice che era una delle città preferite niente di popò di meno che da Federico II io dico che forse s’è sbagliato con Orbetello, allora lo capirei. Ma Grosseto no. Non c’è nulla. Tutti palazzi… case. Non c’è neanche il centro città. Neanche a Sesto c’è il centro città ma… c’è il municipio! A Grosseto nemmen quello!
Se gli alieni venissero a studiare la terra e atterrassero a Grosseto rimonterebbero sull’astronave e alla svelta, e volerebbero anche dal finestrino il tubo vuoto delle Pringles. La provincia di Grosseto esiste solo perchè nessuna delle altre città toscane voleva Grosseto nella propria provincia. La Regione Toscana sta pianificando una nuova discarica a Grosseto con l’intento di abbellirla. A Pisa c’enno i pisani, a Livorno i livornesi, a Lucca i lucchesi, a Siena i senesi, ma a Grosseto? I grossetani non esistono: quelli che hanno potuto sono emigrati nel resto d’europa, si fanno due lampade e raccontano d’essere magrebini o turchi. Gli altri che non hanno avuto la possibilità hanno imparato altri dialetti e inventano di essere stati costretti a venire a lavorare a Grosseto per necessità. Che poi a Grosseto non esistono lavori come bancario, cuoco o commercialista, assumono solo minatori, allevatori di ovini e conciatori di pelli (a mano): a Grosseto i "colletti bianchi" sono gli spazzini.
Qualche mese fa avete sentito quei due immensi tonfi nel cielo? Ci hanno detto che erano alcuni jet militari alzati in volo dalla base di Grosseto che hanno sfondato il muro del suono. Pfui! La solita disinformazione perpretrata dall’ipocrisia statalista: in realtà erano mujaheddin di Scansano che testavano nuovi ordigni in previsione di un attentato a Grosseto, ovviamente col beneplacito dei Servizi Segreti nazionali. Già, perfino per lo Stato Grosseto è un bel grattacapo, ne stanno provando di tutte per evitare di costruire il cosiddetto corridoio tirrenico, l’autostrada che da Rosignano dovrebbe riconnettersi a Roma. Il rischio che Grosseto incrementi il suo sviluppo o che alcuni grossetani entrino in contatto con la civiltà avanzata contaminandola irrimediabilmente è altissimo. Per prosciutare il prima possibile tutti i fondi a disposizione per le grandi opere, il Governo Italiano s’è inventato la necessità impellente di un ponte sullo Stretto di Messina da 1,88 miliardi di euro: è inutile dirlo, per certe cose sono efficientissimi!
La mente umana stessa ha sviluppato un meccanismo di resistenza verso Grosseto: se vi chiedono di elencare le città toscane a un certo punto vi intaccate, balbettate, vi coglie uno strano vuoto di memoria. Si sono registrati addirittura casi di convulsione in chi ha insistito troppo nel pensare a Grosseto. Se vi chiedono di descrivere i vari paesaggi della nostra regione, dopo le Apuane, l’Argentario, il Piazzale Michelangelo e Piazza del Campo a un certo punto vi assalirà l’immagine triste di una landa desolata o di un villaggio abbandonato in mezzo al deserto: ecco probabilmente state pensando a Grosseto.
Perfino dal punto di vista linguistico è un problema: i giornalisti sportivi della Rai stanno andando incontro a situazioni d’imbarazzo essendo costretti ogni fine settimana a rammentare Grosseto parlando della serie B del campionato di calcio. La Santa Sede e il comitato direttivo di viale Mazzini stanno studiando un termine sostitutivo di fantasia, alla stregua di Paperopoli o Gotham City. Il signor Zingarelli in persona, di concerto con l’Accademia della Crusca, mi ha dato il nulla osta per coniare per la città di Grosseto un termine apposito: spreferita.

Monologo ispirato da una conversazione ad alto contenuto etilico.

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Hai pensato mai
ai fiori quando sono tanti
e pieni di colori
coriandoli sull’erba

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CIARDINO, IN ESILIO DI FORZA ESSENDO, TRUOVA PILAR ISPANICA E IMMANTINENTE DI FOCO S’APPRENDE MA MAL TORNATO DA COSTEI SI FUGGE
 
Stavvi Luca di Ricciardo napolitano, nomato Ciardino sanza ch’a lui andesse piacendo per ciò che di alta persona alla corte di Napoli egli si tenesse, su quel mòlle tronco di legnaccio che da scrittoio gli faceva abbassato, e intentato di piuma d’oca e nerissimo inchiostro a iscrivere una missiva che agli umori tutti gli destava eccitamento, non fece accorgimento ch’appo le scalette una piacevole femina era apparsa che né belarda né locca avea sembiante d’essere, e quanto di buone grazie ella fosse condita, se fiamma tale sopravvivesse in questa umida istiva che a lominare lo viso della madonna si permettesse, ratto Ciardino accorgenza v’avrebbe posto.
Di quanti e quali spruzzi d’acqua dell’irato Tirreno, che tra asse e asse sbattea ribelle, Ciardino fosse bagnato durante la scrivenza più si puole annoverare che già egli se n’era ben abituato nè ormai tenendone in conto, imperocché uno più forte se n’avviense che tutto nello viso e nelle vesti lo bagnò, e sulla sedia irtosi di palesarsi al suo guardo la madonna accadde. Tosto un sorso di liquore straniero in bocca pres’egli e a salutar la femina si pose come e quanto di fare era in uso ogniquando tra i passeggeri, che tali volte profittavano del peregrinare della sua galea intra i pontili per farsene di privati trasporti, una femina gentile apparisse. E in animo turbato ella vedendolo e più dei fatti e delli scritti suoi egli essendo preso che della presenza, subitamente li saluti da vuoto convenevole a conversazione indivenirono, essendosi interessata la donna particolarmente al di lui patema cui il dimandava sanza di lei niente voler chiarificare:
“Non per mia volontate il vostro legno come mio feci, più tosto di necessità da casa mi partii  per cagione di ciò di cui il favellare ancor m’addolora, mal fareste a tenermi in buona considerazione solo alli vestimenti miei fini faccendo pensamento, che svariate volte le femine in tristezza maggiormente sollievo in preziose stoffe che in un pezzo di pane truovano, questa sola tra le smisurate sventure è di una donna la pìcciola fortuna. Or bene dalla vostra faccenda non son qui per toglier tempo, eziando che mal si consiglia ad alcuno d’iscriver con sì poca luce che l’occhio è presto a stancarsi.”
Allora Ciardino rispuose: ”Mia gentilissima signora per niente lo vorrei, come già a voi accadde anche la mia non volontà ma di abbisogno ha l’apparire: hacci ore nello iorno quanto nella notte in cui animale in lotta parmi sanza ch’io per domesticarlo a’ più temperati spiriti niente puossa, delle mie mani e degl’arti tutti e dell’intestino infino prende possedimento, e solo all’amore mio donando passionali missive di poesie trapunte esso si fa sazio, guari come ignuorasse che niun cavallo, legno o mano d’uomo mai consegnerà lo scritto al disiato destino e ch’anch’esso terminerà quivi sotto lo scrittoio dove tutte l’altre voi stessa ben vedete.”
Ed ella a lui: “signor mio dunque le catene scioglietegli e libertà rendetegli, e fatevi soggiogare ancorchè non si sarà fiaccato, chè tosto accadrà…”
Ma lui tornò: “istupido di passioni ad una femina favellare, che un bieco alla mia maniera in niun’altra guisa che da prediletta figlia di Eros, con piena libertà di piagnere e soffire l’amore suo sanza marcire il proprio onore, vi sa tener di conto!“
Ed ella rispuose: “Figlia di Eros e di Disgrazia fu pur sempre una donna, l’onore dallo impietoso iudizio delle genti è disignato, non così di voi è che spirito libero andate e niuno hacci ognidì a dirvi e donde ire e a come far comportamento di tal maniera o di tal’altra.”
Ciardino disse: “libero si, bene dicete, di cercar libero e per di questa libertade appunto di non trovare: se mai avessi questa libertà, quanti dolori non avrei conosciuto!”
E quella misconosciuta madonna, come di feminina prurigine mossa, di tante dimande a Ciardino puose ch’ei più non potè zittarsi, e lo capo bassando mesto nel sembiante si fece a incominciare la sua istoria, annoverando nomi e posti donde lui venia, sanza di nient’ora il caro uditorio privare.
“Lo nome mio, il personale, i vestimenti infino tengo in odio, giacchè in un fiato d’attimi amarono e all’istesso tempo dimenticati per l’etterno: cortese tradizione è quella cui s’accosta alla Vergine in persona il puro sembiante della donna disiata, pur i’ora m’addimando in quale donna i tre quarti d’un diavolo intiero mai viva! Certo non a voi nè con niuna gentile madonna a voi o a me prossima cui devo rabbia, ma entro l’intestino ne sono ricolmo ch’appena di voglia di vivere mi svuotai essa sola trovai da ricolmarmi, e chi che il nulla va fuggito più della sofrenza va dicendo forse mai patì com’io stesso ho fatto e faccio.”
E a Leonòr, ch’appalesò il di lei nome com’a ricompensa della miglior disposizione di Ciardino, ei s’apprestò a contare che Ciardino fu il nome suo e da Napoli usava per i possedimenti dello suo re Carlo Claudico spolare e ambasciare come uomo suo di fidanza, ancorchè una sventurata state, che pur di prospera stagione aveva parvenze, accadde che di ritorno d’una visita in terra di Mori appressandosi al porto si stava, e già di cor ridente per riveder i regnanti e la famiglia sua, ratto s’accorse che lotte e tonfi e sommovenze focavano Napoli e miglior cosa fusse da altro pontile secondario salire alla città per li accadimenti guatar sanza esser veduto, che di rimaner secco hacci ben donde.
Poscia ch’al palazzo suo fu venuto, immantinente intese che la morte le stanze di madonna sua moglie e de’ figli maschi già avea visitato entro vesti che che per stendardi e stoffe sull’impiantito abbandonate riconobbe essere spagnuole, e in etterno tale terra a grande voce maladisse pria di nuovamente fuggir sul legno donde venuto era.
Principiando dunque a errare per la costa tirrenica con niente rimaso e in nessun luogo truovandosi da istabilirsi, viaggiede per contadi marini appoggiandosi ai più bassi servigi di simplici signoretti locali, la cui condizione era quanto di meno Ciardino tra le calle sue vantasse, e poscia che molti mesi in cotal giramento trascose, in terra toscana fu addivenuto e siccome ch’a conoscerla di tali ricchezze era aduso delle sue faccende essendoci già, di bocca d’Arno risalire s’accinse per che quinci un potente casato o mercatante o vescovado ove prestar servigio arebbe certo truovato e da quella via con Napoli ripigliar sentore. Imperocchè di tumulti co’ Mori la città di Pisa soffriva, egli già di pensamento a Fiorenza era quando un picciolo villaggio s’un cocuzzolo irsuto scorse, di quei che i maiori novellatori cavaliereschi franzesi mai n’ebbero pittati di sì maravigliosi, e giacchè diedero per lo appunto fondo le vivande, quinci a attaccare il legno, per arrivare a riposo e ristoro attendere, s’apprese.
Eravi festa per tutto, festa e danze con gran sollazzo di genti, e Ciardino co’ servi suoi vicino al campanile fecesi a meglio udire a la musica strana e lo canto d’altro dialetto porger d’orecchio: il parea gaudioso assai e di gran urla e salti il popolo tutto era scosso, finquando ei tra corpo e corpo meglio guatò al centro festevole e, standovi una femina massimamente bella come di sasso fermossi, e di gran tremore pervaso Ciardino s’assise, per che premuto gl’avea il petto come la moglie consacrata in domo sotto il guardo d’Iddio mai ebbe a fare.
Il quale tosto una madonna, che non sentìa di scemo, vide e appressandosi d’aiutar faccendo scena, a dimandar la cagion del dolo si pose, per che egli a guisa d’aver truovato un canapo nel pelago affogando, a ella s’attaccò e tutto di foco faccendosi ogni dimanda sopra la danzatrice dallo strano accento fece, com’a averne da verghare la di lei istoria. E ella, che fantesca di lei istesima era, il disse che Pilar di nome faceva e da Catalogna venutasi con lo padrone suo, mercatante di stoffe spagnuole qui sovente uso a merciare; a tempo di dimandare per un tàcito incontro non fu e già la fantesca prevenne che Pilar ormai promessa dello mercatante era e che di far cosa che dispiacesse il promesso suo non sarebbe acconcia.
Chiarendosi Ciardino che dal petto far dono del cor a colei in sempiterno sanza ch’ella avesse a ricambiare sia pena che a uomo non confà, sanza attender la notte nè provvedersi di quant’ei abbisognava, immantinente si partì.
Quivi fattosi calmo con chiare parole chiuse: “or bene signora mia, ciò è il fatto. Mentre che’l fiato vago tengo con niente più da dar a niuna me n’ vo, e dietro tutti l’usci ancor’oggi la veggo.”

(Fine prima parte)

Con il mare proprio sotto casa mia
Il mio destino in fondo quale vuoi che sia
Ho scelto la mia vita libera
Può darsi che non torni più
Del mio ricordo fanne un po’ quel che vuoi tu
Ho scelto la mia vita libera
Può darsi che non torni più
Del mio ricordo fanne un po’ quel che vuoi tu.

E tutto il tempo in cui non ho vissuto
Gli anni passati a guardare che tornava e chi no
Quelli non li ricordare
Quelli non ci sono più
Apri un po’ gli occhi resti solamente tu
Quelli non li ricordare
Quelli non ci sono più
Apri un po’ gli occhi resti solamente tu.

Quando il volo dei gabbiani mi accompagnerà
Il vento la mia vela sempre più grande renderà
Quando sarò già lontano
E non potrai vedermi più
Apri gli occhi allora sarai solo tu
Quando sarò già lontano
E non potrai vedermi più
Apri gli occhi allora sarai solo tu.

Il giorno che la voce del vento si farà lontana
Forse sui capelli avrò tutto il bianco del sole ormai
Se avrò voglia di tornare
Certamente lo farò
Spero tanto che non ti ritroverò
Se avrò voglia di tornare
Certamente lo farò
Spero tanto che non ti ritroverò.

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Motivazioni

3 commenti

Non è che mi son dimenticato eh… è che c’ho su un sacco di robe per la testa… dei casini con gli amici … poi oh in casa mia c’è il bordello totale, abbiam messo su tutta una roba assurda… poi ho delle storie con delle tipe… all’uni poi c’è un’atmosfera, cioè devo studiare un tot di robe… poi m’è capitato un libro tra le mani che m’ha preso troppo… poi oh m’è successa una storia troppo assurda, tipo che ero lì e TAC a un certo punto tutta una situazione paradossale… oh anche a livello spirituale sto attraversando un momento un po’ così, un sacco di dubbi, un sacco di buchi neri, anche un sacco di spunti di riflessioni cioè… questo mondo così… poi tra poco parto per un’esperienza di veramente importante… e ci sono molti ponti in progetto… e poi oh, ho riscoperto delle persone davvero che… cioè non credevo…
Insomma, non so che cazzo scrivere ecco.

provocazione W LA GELMINI!
risposta SEI UN CELEBROLESO!

Via è inutile che continui a traccheggiare, è giunta l’ora di farsi dei nemici, tanti e agguerriti. Si perchè a me piace praticamente tutto, o meglio è difficile che mi trovi davanti a un libro, un film, uno scorcio, un album, un qualsiasi cosa senza che mi lasci nulla. Figuratevi quindi con quanto entusiasmo sono andato a cercare l’edizione economica di questo libro dopo che ben tre amici fidati me l’avevano consigliato nel raggio di poco tempo. Ebbene, posso finalmente dichiarare di aver letto un libro per cui sarei tentato di andare alla Mondadori a chiedere un indennizzo.
Fabio Volo si getta a pesce nell’olimpo di quegli artisti degli anni 2000 che sono così bravi a farsi le domande che tutti sanno farsi ma non sanno darsi le risposte che nessuno sa darsi. Praticamente sono inutili. Il discorso è contorto, chiarisco subito prendendo ad esempio Vasco Rossi (ho detto che mi sarei fatto dei nemici, voglio farlo a modo!):

Voglio trovare un senso a questa vita
Anche se questa vita un senso non ce l’ha
Voglio trovare un senso a questa storia
Anche se questa storia un senso non ce l’ha
Voglio trovare un senso a questa voglia
Anche se questa voglia un senso non ce l’ha
Sai che cosa penso
Che se non ha un senso
Domani arriverà…

E sticazzi.
Grazie Vasco per aver osservato che nella società moderna si soffre della difficoltà di dare un senso alla propria vita e al proprio tempo, senza dare altra risposta che "domani arriverà". Ho citato solo Vasco ma ce ne sono quanti vi pare: Ligabue, Max Pezzali, basta andare su www.mtv.it e ve ne viene una sfilza (tra l’altro la maggior parte è gente che quando aveva qualcosa da dire mi piaceva anche parecchio).
Senza nessuna fatica artistica in troppi sfruttano un nome, un’etichetta, un’immagine, poi aprono un libro o un album e lo infarciscono di interrogativi ovvi senza prendere la briga di rispondere. Magari uno scrittore non dovrà essere il paladino della società come si pensava ai tempi di Foscolo, non sarà l’unico ad avere in mano il destino del mondo, però se la tua arte non mi dà nulla di nuovo che scopo ha? Non credo che tutto debba funzionare col meccanismo domanda filosofica-risposta risolutiva, anche un Artista come Montale si arrese di fronte alla responsabilità di essere la voce del popolo, ma almeno dammi una sfumatura che non sono in grado di cogliere, un punto di vista diverso da cui osservare le cose, un qualcosa che dia senso al tempo che sto impiegando leggendoti! Macchè, nulla. Forse due o tre belle metafore, il resto il nulla totale. Ma ci sarà qualcosa che mi è piaciuto del libro? Chissà, vediamo se arrivando in fondo ce la facciamo a trovarla, intanto vi racconto la trama, chi non vuole rovinarsi la sorpresona si fermi qui:

Michele e Federico sono amici, hanno una vita fatta di subbuteo, birra e pizza, donne occasionali e a loro sta bene così.
A un certo punto Federico comincia a fare discorsi strani in cui è evidente la voglia di avere di più dalla vita, e parte.
Michele resta solo e sta male.
A un certo punto Federico torna ed è cambiato, sta con una donna in un paese esotico.
Federico muore in un incidente.
Michele va dalla donna di Federico.
Scopre che la vita può dargli qualcosa di più.
Torna ed è il meglio di tutti.

Tra un passaggio narrativo e l’altro IL NULLA PIU’ TOTALE, sembra che le cose accadano senza motivo. Un giorno ci si alza e Federico si fa delle domande che ieri non si faceva. Un altro giorno ci si alza ed è partito. Poi ci si alza e torna col segreto della vita. Poi ci si alza e Michele comincia a farsi delle domande, e così via. Ma che percorso ha fatto Federico nella sua vita? Quando si è accorto che qualcosa non andava? Perchè un giorno una birra con gli amici gli basta ed il giorno dopo non gli bastava più? Dove è andato, e perchè proprio lì? Cosa ha cercato? Non ha mai sbattuto il capo prima di trovare la via della saggezza? E Michele, se non fosse esistito Federico si sarebbe mai domandato niente? Nulla.
Sul Corriere della Sera è stato scritto "un romanzo per aiutare i giovani (e non solo) a riappropriarsi dei propri sogni", MA DOVE? MA CHI? MA LEGGENDO COSA? Con la vita di Padre Zanotelli mi rapproprio dei sogni, conoscendo realtà lontane dalla propria mi riapproprio dei sogni, me ne riapproprio di più con "I dolori del giovane Werter" (peso quanto vi pare ma tutt’altro che inutile), non con Fabio Volo che ci spiattella tre banalità psicologiche travestite da romanzo con la stessa tecnica con cui l’avrei scritto io alle medie. Già perchè tra l’altro in genere mentre leggo ogni due o tre pagine dico tra me e me "azzarola, bello, questo avrei voluto saperlo scrivere io!", per la prima volta con questo libro a sorpresa ho avuto l’ardire di pensare "questo l’avrei scritto meglio io!".
Comunque non voglio fare disparità, ed anche di Un Posto nel Mondo, come faccio di solito, riporterò un breve brano brano breve:

Prima ero una persona spaventata. Avevo paura perchè non vedevo. Ero come un bambino che passeggiava in una stanza buia. Adesso tutto era più chiaro: c’era luce, c’era amore. Ho imparato che il contrario dell’amore non è l’odio. L’osio è assenza dell’amore, così come il buio è assenza di luce. L’opposto dell’amore è la paura. Per la prima volta non avevo paura o, meglio, avevo imparato a fare in modo che la paura non mi dominasse. Dal momento che avevo riconosciuto le mie angosce, esse avevano iniziato a perdere il loro potere su di me. Prima mi sembrava di poter fare solo poche cose nella vita. Adesso le possibilità mi sembrano infinite. La mia vita era sconfinata. La mia famiglia non erano più solamente i miei parenti, ma ogni essere umano che incontravo, come Sadi. E con loro riuscivo a essere una persona migliore. Come mi aveva detto Federico.

Ecco "l’opposto dell’amore è la paura" mi piace, ce l’abbiamo fatta. Bravo Fabio.
Tra l’altro due giorni dopo che aver finito di leggere il libro mi son ritrovato praticamente solo con Fabio Volo dentro la libreria Feltrinelli a Firenze e avrei tranquillamente potuto dirgli tutto questo, avrei potuto scattare una foto per controprova, sarebbe stato tutto molto bello ma non ho avuto il coraggio :-)
Ovvia, ora che mi son messo ufficialmente alla pubblica gogna…

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Il Cammino di Santiago è stata un’esperienza talmente profonda che non ho mai saputo scriverne come meriterebbe, pur volendolo tanto tanto tanto. Dopo essere tornato dalla prima metà del Cammino iniziai a descrivere minuziosamente le prime due tappe, ma mi sono arreso quasi subito: il lavoro era veramente tanto e avevo paura di perdere cose preziose per strada. Tutt’oggi mi capita ogni tanto sottomano un libro che ne parla, o un documentario in TV, un servizio giornalistico, ed ogni volta è un patire, mi sembra quasi una violazione di qualcosa di molto personale, quasi intimo. Pensandoci su ora capisco il perchè.

Il Cammino di Santiago è un atto di fede -in senso lato- personale, un’avventura che scaturisce da mille motivi e può prendere mille forme, una diversa in ogni persona: per quanto sia un’esperienza ESTREMAMENTE fisica, nel modo di viverla di ognuno assume caratteri particolari ed irripetibili. Per questo sentirne parlare da altri, da un giornalista o da uno scrittore, che pretende di descriverlo in maniera uniforme e schematizzata sembra una violenza. Come quando qualcuno fa commenti su di una persona con cui sei stato per anni: ti sembra quasi che non abbia diritto di farlo, e anche se sei consapevole che il modo in cui l’hai vissuta tu non sia quello universale, comunque la traccia che ha lasciato dentro di te è talmente profonda che nessuno si deve permettere di entrarci dentro.
Raccontare una cosa di tale enormità (sia fisica che spirituale, s’è già detto ma è importante) necessitava principalmente di una grande quantità di parole da mettere in fila; solo l’idea di questo grande numero e la preoccupazione di come ordinale mi ha sempre spaventato. Dopo l’esperimento di Cuba, però, ho pensato che forse il fotoracconto mi sarebbe più semplice, e soprattutto anche coinvolgente per chi ne vorrà godere. E così ho fatto.
 
Sto mettendo in fila le foto grazie alla possibilità di creare album su Facebook, dato l’elevato numero di foto dovrò dividere tutto in più parti: chi volesse leggere e vedere la prima parte può farlo cliccando qui